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Novelle toscane, oggi: edificazione e spettacolo

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Prima edizione di “Fiabe Italiane” di Italo Calvino

La novella è, fin dalle sue origini, una comunicazione narrativa edificante, rivolta più tipicamente a un ascoltatore. L’edificazione è l’incitamento al bene, alla virtù, alla rettitudine, rafforzamento e approfondimento della vita morale, con le parole e soprattutto con l’esempio. La novella si narra a voce alta e a chi ne ha più bisogno: ai piccoli di una comunità, a chi deve acquisire esperienze importanti e non può viverle. Anche il luogo, nel quale narriamo le storie, ha caratteristiche fondamentali per la buona riuscita dell’edificazione morale: davanti al rassicurante e caldo fuoco del camino, sotto il tepore di coperte nel proprio comodo letto. Di notte…

Italo Calvino, Carlo Lapucci, Vittorio Imbriani… tutti i più grandi esperti di tradizione orale che s’impegnarono in organiche raccolte di fiabe popolari locali. Scrittori che giunsero fin oltre quanto loro commissionato dagli editori del tempo. Perseguivano il fine di tramandare, nel rispetto della tradizione, valori innati delle nostre comunità. E, insieme, riuscirono a farci conoscere e riconoscere nei caratteri salienti dei nostri antenati. Con le novelle, fecero partecipi della forza e della volontà di indicazioni morali soprattutto i lettori del loro presente.

Ma le novelle, oggi, hanno lo stesso potere di una volta?

Si dice che il tempo è tiranno. Un vero tiranno. Spesso è un mostro che ruba le occasioni migliori e impedisce di ascoltare con attenzione chi narra una storia. Il tempo tiranno fa sottovalutare il bello del vedere e fa sì che rimaniamo sempre connessi in rete, standocene alla larga dai luoghi dove si potrebbe ascoltare e seguire una storia ancora alla vecchia maniera: dal vivo. Il tempo scorre veloce ovunque, portando via con sé antiche tradizioni e vecchi racconti. C’è dunque il rischio che al teatro vada sempre un numero minore di spettatori.

Per quanto riguarda le novelle, quelle narrano un lontano passato. Possono essere lette per studio, ma l’arousal, cioè l’attenzione che destano oggi, è ridotto al minimo storico… perché? Per iscritto, le storie (che definiamo per target Middle Grade o, al massimo, Young Adult) richiedono ritmi e contesti del tutto differenti dalle fiabe raccolte dagli autori di cui prima abbiamo lodato il lavoro.

Nuove storie per antiche novelle

Oggi, quattro autori toscani recuperano le logiche di esemplarità delle novelle toscane e maneggiano con cura la narratologia tradizionale. Il primo a accettare la sfida è Marco Vichi (che cura l’organicità del piano editoriale complessivo di “Storie crudeli”). Poi Enzo Fileno Carabba e Anna Maria Falchi. Quindi Gianni Garamanti, che aveva già scelto il tema delle cattive novelle toscane durante lo sviluppo del progetto poi risultato vincitore nel Bando Nuovi Pubblici della Fondazione CR Firenze.

Questi autori operano elisioni e fanno aggiunte, trasformano contesti e creano nuovi personaggi. Esperimentano inconsueti punti di vista e adottano prospettive attraverso cui stimolare meglio e “attivare” il lettore, ma soprattutto l’ascoltatore contemporaneo. Questi sono i nuovi pubblici delle novelle di oggi.

Ogni storia è frutto del duro lavoro di scrittura finalizzato a preparare un terreno privilegiato all’incontro e allo scambio tra le narrazioni d’infanzia e le biografie adulte, quelle che, altrimenti, avrebbero sempre radici altrove.

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(da sx) Lorenzo Degl’Innocenti, Anna Maria Falchi, Marco Vichi, Gianni Garamanti, Enzo Fileno Carabba e Marco Serpieri

In scena

La drammaturgia è una scrittura a metà. Le storie vengono scritte per essere messe in scena e recitate su un palco. Non vivono quindi per tutta la loro essenza, se ci limitiamo a leggerle su un pagina. L’attore Lorenzo Degl’Innocenti è un professionista e sa bene cosa significhi imparare un testo, studiarne i cardini di espressione artistica e trasmettere un senso che è in testa al drammaturgo. Vuol dire che dovrà sempre analizzare i pubblici presenti, capire a chi si sta rivolgendo e cambiare tono, modificare le situazioni e variare i ritmi di narrazione.

Gli spettacoli sono 10 e impegnano 5 luoghi dove si fa teatro. Sale istituzionali, teatrini delle scuole o auditori… non importa dove. L’importante sono i destinatari di questo progetto co-finanziato da Fondazione CR Risparmio (bando Nuovi Pubblici 2018).
Per i giovani spettatori delle scuole secondarie di primo e secondo grado sono previste tante sorprese perché, ogni volta, lo spettacolo potrebbe essere più emozionante, oppure più coinvolgente, la resa più brillante o paurosa.

Tutto ciò è chiaro fin dall’inizio. Già dalla prima mattina, riservata ai ragazzi delle scuole di Impruneta e Tavarnuzze: il Centro dell’Antica Fornace Agresti si è colorato di emozioni difficili da prevedere. La risposta (arousal, appunto) del giovane pubblico è stata sorprendente. Il silenzio nell’attesa della storia, l’ansia di sapere come andava a finire e il coinvolgimento dei quasi 100 spettatori che hanno battuto le mani a ritmo del rap cantato da Lorenzo Degl’Innocenti.

Dipende tutto dall’empatia del narratore, da Lorenzo Degl’Innocenti. Esattamente come ogni narrazione delle fiabe antiche andava di pari passo alla nostra condizione di ascolto e alla connessione (neural coupling) tra chi narrava e chi ascoltava…

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