fbpx
autori storie crudeli

Il lavoro di scrittura

Con la scrittura dei testi dello spettacolo di “Storie crudeli – Lo spirito delle novelle toscane, oggi” gli autori hanno lavorato senza riserbo e rèmore su personaggi e contesti delle opere originali…

Gli autori Carabba, Falchi, Garamanti e Vichi si sono posti innanzitutto l’esigenza di trasmettere ancora valori e principi, tradizione e conoscenze. Hanno puntato però su una forma e trattato temi molto attuali.

fiabe-libriRispetto a Italo Calvino, a Carlo Lapucci e ai vari Nerucci, Imbriani e gli altri grandi raccoglitori di novelle italiane, i quattro autori toscani vanno però controcorrente. Infatti, per il teatro di narrazione di Degl’Innocenti, hanno costruito storie assolutamente moderne.

Non hanno aggiunto o modificato alcunché dell’originale (se mai esistesse un solo originale nella tradizione delle fiabe e delle novelle che è orale!). Ma hanno creato qualcosa di attuale, con valori, temi e forma dell’oggi, del vissuto contemporaneo.

Il linguaggio utilizzato, a tratti, diventa slang di giovani di oggi.

Il mondo è pieno di elementi web, social e tecnologia di largo consumo.

Quello che rimane alla fine, però, è sempre lo stesso spirito toscano che, terminato lo spettacolo e tornati a casa, arriva senza dubbio anche ai nostri ragazzi: asciutto e concreto, crudele e dissacratore.

Perché la fantasia dei toscani è capace di generare, come disse Mario Luzi, “impavide proiezioni di superiore razionalità”.

 

GLI AUTORI E LE STORIE NARRATE IN “Storie crudeli, lo spirito delle novelle toscane, oggi”

Marco Vichi

Marco Vichi trasforma “L’assassino senza mano” in “Disobbediente” che è il racconto di una nonna a sua nipote sulle sue terribili esperienze di vita vissuta nei mitici anni ’60. Per capire meglio quanto dura e lunga fu la lotta della donna per la sua emancipazione. Ma anche per emozionarci per le drammatiche difficoltà narrate una volta che alle donne di quel tempo sembrò aver ottenuta la parvenza di pari opportunità e un trattamento equo rispetto agli uomini. Marco Serpieri (di solito molto generoso nei colori) usa il bianco e nero per illustrare sul fondale questa novella… e questo dovrebbe già farci capire quanta crudeltà è contenuta nel racconto di questa coraggiosa nonna…

Gianni Garamanti

Gianni Garamanti recupera, invece, “Dodicino”, fiaba che Carlo Lapucci incluse nella raccolta “Fiabe toscane” (ed. Mondadori, 1984). Un vero mix di fiabe, un insieme di elementi comuni a molti altri filoni narrativi (Giovannino senza paura, Puccettino, A chi primo s’adira, Il servo del prete…). La storia crudele prende il titolo “I colori del tramonto“: parla di immigrazione, di esclusione e di senso di appartenenza a una comunità, di lavoro, di violenza e soprusi, di connivenza, di intolleranza. Il pregio della novella è mostrare vizi e difetti dei buoni e dei cattivi, dei vincitori e degli sconfitti.

Anna Maria Falchi

Anna Maria Falchi recupera “La ragazza mela”, la nota novella fiorentina. Col suo stile caustico e a tratti ironico, rende la sua storia “Melina” così ricca di messaggi e di valori che è impossibile non sentirsi un po’ più buoni al termine della narrazione. Forse il suo ascoltatore eviterà di mangiare mele per un po’ di tempo, ma il racconto della Falchi rispecchia bene l’esemplarità e la logica delle fiabe, antiche e moderne.

Enzo Fileno Carabba

Enzo Fileno Carabba, invece ha preso come ispirazione la più nota fiaba toscana, con più repliche e copie al mondo, “Bellinda e il mostro”. Con la sua “Bellezza in scatola” ha creato un testo con personaggi che combattono più dall’interno del loro pensiero che contro nemici reali. Sconquassati a livello psicologico, tra ossessioni e compulsioni, timor panico e ansie da prestazione, i protagonisti avranno il loro penare per risolvere intricati casi.

 

Per saperne di più sulle illustrazioni di Marco Serpieri…

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto